Esiste anche la depressione 'post-Erasmus'

Non esiste solo la depressione ‘post-vacanze’. Esisterebbe infatti anche quella ‘post-Erasmus’. È quanto emerge da uno studio condotto su alcuni casi di depressione provocata proprio dal rientro dal progetto Erasmus. Come è noto, il programma universitario Erasmus è un periodo variabile di alcuni mesi di studio da trascorrere all’estero.

La finalità è di mettere a contatto gli studenti di diverse nazionalità, dando loro modo non solo di studiare, ma anche di approfondire meglio la conoscenza della lingua e del paese in cui si intende vivere a tempo determinato. È esperienza comune, però, che il rientro a casa sia alquanto traumatico. L’immergersi nuovamente nella quotidianità e nel solito avvicendarsi di impegni rende tutto molto difficile.  
La normalità non sembra più attrarre lo studente che, a sua volta, rimane completamente assorbito nei suoi ricordi. A nulla vale lo sforzo dei racconti fatti a familiari e amici che non sembrano comprendere le esperienze che hanno contribuito ad arricchire il bagaglio culturale del giovane.

L’essere circondati di persone nuove, vedere scorrere immagini diverse dal nostro quotidiano, il concatenarsi di abitudini mai avute, "sono esperienze formidabili per quei giovani che aspirano a voler fare i globe-trotter ‘da grandi’".

Tuttavia, il rientro al consueto è visto con una certa insofferenza che rasenta quasi la patologia. La depressione, appunto.  
Ma come curarla? A quanto pare, l’unica soluzione sarebbe proprio quella di ripetere l’esperienza. Il ritornare sul luogo dei ricordi e delle nostalgie "contribuisce a sbiadire i colori accesi dell’entusiasmo. Un po’ come rendere normale una situazione di normalità; un rendere quotidiano quel che per noi non lo è affatto".
 

Federica Vitale


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