MIT: i neuroni 'multitasking' sono quelli più usati dal cervello per i processi decisionali

Vicini alla risposta di uno dei quisiti più 'longevi' che riguardano il cervello umano: i pensieri, sono frutto di elaborazioni dettate da neuroni specifici, o più semplicemente i neuroni compartecipano alla pari per la loro formazione? 

E la risposta viene dai ricercatori del MIT's Picower Institute for Learning and Memory, i quali hanno scoperto che è compito di singole cellule cerebrali identificare gli oggetti. Così, gli esperti del Picower si sono concentrati sul processo decisionale e di pianificazione avviato dalla corteccia prefrontale, nell' identificare i cani e le macchine.

Se da precedenti studi del neurologo Earl K. Miller dunque, si constatò come i neuroni individuali nei cervelli delle scimmie potessero giungere al semplice concetto di 'gatto', mentre altri si orientassero verso quello di 'cane'; oggi, lo stesso Miller, con la collaborazione dei ricercatori Jason Cromer e Jefferson Roy, seguendo la medesima linea d'analisi, ha registrato le attività d'identificazione nel momento in cui si alternavano figure di cani, gatti, macchine sportive ed armi.

Ebbene, è stato provato come alcuni neuroni elaborassero principalmente le immagini delle macchine, al contrario di altri, invece, che si concentravano esclusivamente su quelle riguardanti gli animali. Ma, inoltre, è stato anche dimostrato come molti altri neuroni si attivassero nell'elaborazione di entrambe le categorie. Si tratta dei neuroni 'multitasking'.

Per Miller, "questa particolare abilità permette al cervello di riutizzare lo stesso bacino di neuroni per compiti diversi. Senza di questa, la capacità critica del nostro pensiero sarebbe seriamente compromessa e limitata".

Tuttavia, lo studio aiuterà i neuropsicologi a capire meglio alcuni disturbi quali l'autismo e la schizofrenia, dove gli individui sono oppressi da stimoli individuali. Ad esempio, una persona autistica, quando le si chiede di disegnare un cane, viene 'travolta' da dozzine di immagini mentali che riguardano tutto il mondo canino con cui è entrato in contatto.

Intanto, secondo quanto si apprende, il prossimo passo da compiere sarebbe quello di esplorare nuovamente la corteccia prefrontale del cervello, per cercare di scoprire il meccanismo che permette ai 'multitasking' di categorizzare gli stimoli contemporaneamente.

Federica Vitale


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