Realizzato un dispositivo laser che rileva la presenza di esplosivi

Un gruppo di scienziati britannici ha sviluppato un dispositivo laser in grado di rilevare la presenza di esplosivi. Lo studio, realizzato da Graham Turnbull, Ifor Samuel e Ying Yang dell’Organic Semiconductor Centre, dell’Università scozzese di St. Andrew’s , è stato recentemente pubblicato sulla rivista 'Advanced Functional Materials'.

Il principio utilizzato dai ricercatori sfrutta la tipicità di un fascio di luce laser, la cui intensità si modifica in presenza di vapori emessi da alcuni tipi di esplosivo come il tritolo (TNT) e suoi derivati.

La ricerca scientifica sui polimeri semiconduttori si è indirizzata già da alcuni anni sulle loro caratteristiche spettrografiche e legate alla emissione di luce, e un’ampia letteratura mostra come da questi studi siano derivati progetti e applicazioni nell’ambito, per esempio, della trasmissione dati, dell’energia fotovoltaica e nella costruzioni di led luminosi.

L’utilizzazione di apparecchiature in grado si segnalare la presenza di materiale esplosivo è molto diffusa in ambienti militari e legati alla sicurezza, come nella ricerca di mine antiuomo. Tuttavia, la particolarità della scoperta dei tre ricercatori risiede in almeno due elementi.

Il primo è che la tecnica utilizzata negli esperimenti è in grado di rilevare concentrazioni di vapori estremamente basse, nell’ordine di circa dieci parti per miliardo. Il secondo è che il principio di funzionamento della nuova tecnologia si avvale del polyfluorene, un semiconduttore organico che l’industria produce a un prezzo molto modesto; un sottile film di questo polimero, opportunamente eccitato, emette una luce laser la cui intensità varia a seconda dell’ambiente in cui viene immerso.

Al riguardo, i ricercatori spiegano che questo materiale è un eccellente sensore rispetto ai vapori di dinitrotoluene (DNT), un esplosivo precursore del più conosciuto tritolo.

Secondo quanto dichiarato dal dottor Turnbull in una intervista alla BBC, le molecole di TNT interagiscono con le molecole che emettono luce laser, che diminuisce progressivamente fino a spegnersi. Una delle possibili utilizzazioni future, ha continuato Turnbull, "potrebbe essere  quella di costruire un robot telecomandato che 'cerca' e 'annusa' come un cane, le nuvole di vapore".

Il suo collega Ifor Samueln, nel corso della medesima intervista, si spinge in alcune previsioni di utilizzo della tecnologia, prefigurando applicazioni all’interno di scenari bellici come Iraq e Afghanistan, o negli aeroporti per scoprire la presenza di esplosivi occultati nei bagagli.

Pasquale Veltri 



 

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