Una proteina del nostro corpo potrebbe contrastare la tubercolosi

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Uno studio effettuato da alcuni scienziati dell'Università dell'Ohio rivela come una proteina sintetizzata dal nostro corpo potrebbe essere d'aiuto nella lotta alla tubercolosi, nei primi stadi dell'infezione.

La proteina in questione è la CCL5, e si occupa di gestire la migrazione delle cellule immunitarie verso i siti infetti. La ricerca è stata condotta utilizzando come cavie due gruppi di topi, uno in cui i piccoli roditori mancavano del gene per la codifica della CCL5, e l'altro con il gene della proteina.

I topi senza CCL5 hanno evidenziato una quantità maggiore di Mycobacterium tuberculosis (il batterio causa della malattia) nei polmoni e un numero minore di cellule immunitarie rispetto ai topi normali. Dopo cinque settimane le differenze tra i due gruppi sono scomparse, inducendo gli scienziati a ipotizzare che CCL5 non abbia effetti sull'infezione a lungo termine.

Nelle parole di Gillian Beamer, ricercatore che ha partecipato allo studio, e di John Wherry, Deputy Editor di Journal of Leukocyte Biology che ha riportato la notizia, traspare la speranza che questa ricerca apra la strada a nuovi tipi di terapie per contrastare la tubercolosi.

Secondo il rapporto del 2009 della World Health Organization, circa due miliardi di persone nel mondo sono infettate dal Mycobacterium tuberculosis e tra queste una persona su dieci sviluppa la malattia nell'arco della propria vita.

Ad aggravare il quadro, inoltre, c'è il sempre crescente numero  di forme di TBC resistente ai farmaci: solo nel 2007, 500 mila sono stati i nuovi casi di tubercolosi resistenti agli antibiotici, e proprio questo studio potrebbe essere il punto di partenza per nuove terapie in grado di contrastare i ceppi farmaco-resistenti.

Massimiliano Proietti

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