Così funziona il cervello razzista

Il cervello dei razzisti funziona diversamente rispetto a quello delle persone che non nutrono alcun tipo di pregiudizi. Lo ha rivelato uno studio condotto da alcuni neuroscienziati italiani, in collaborazione con altri studiosi francesi. In particolare, hanno collaborato allo studio il Centro studi e ricerche in neuroscienze cognitive dell’Alma Mater, l’Università La Sapienza di Roma, l’Irccs Fondazione Santa Lucia e l’Istituto di scienze cognitive del Cnrs francese a Lione.

Per dimostrare la loro tesi, gli studiosi hanno mostrato ad un campione di 40 universitari, in parte bianchi italiani e in parte neri africani residenti in Italia, alcune immagini raffiguranti aghi conficcati sul dorso di mani di colore diverso. Nel frattempo, grazie ad una tecnica nota come stimolazione magnetica transcranica, è stata registrata l'attivazione dei circuiti neuronali associati ai movimenti del corpo e alle sensazioni tattili e dolorose. 

Ebbene, di fronte al dolore altrui è emerso che nel cervello delle persone in genere si attivano automaticamente gli stessi circuiti cerebrali collegati alla propria percezione di dolore, con una grande empatia nei confronti delle persone della stessa etnia.

Tuttavia, tale risposta non era altrettanto automatica quando le immagini raffiguravano individui appartenenti a gruppi etnico diversi dal proprio. Inoltre, tanto più i volontari avevano dimostrato un atteggiamento xenofobo inconscio, tanto più i loro cervelli si erano dimostrati neurologicamente indifferenti al dolore altrui.

Alessio Avenanti, psicologo 34enne dell’Università di Bologna che ha coordinato il lavoro, ha spiegato: “La ricerca dimostra che la scarsa empatia, cioè la capacità di condividere e comprendere i sentimenti e le emozioni altrui, nei confronti di persone di diverso gruppo etnico è correlata al pregiudizio razziale inconscio dell’osservatore”. E fa notare che gli individui con alto pregiudizio razziale “tendono a rispondere in maniera estremamente ridotta al dolore di membri dell’altro gruppo etnico, mentre persone con basso pregiudizio razziale tendono a reagire in modo simile al dolore dei membri del proprio e dell’altro gruppo etnico”.

L'intero studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.

Francesca Mancuso


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