Il primo uomo al mondo infettato da un virus per pc

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Ecco il primo uomo al mondo infettato da un virus per pc. Si chiama Mark Gasson ed è uno scienziato del Cybernetic Intelligence Research Group, lo stesso dipartimento di cibernetica presso l'Università di Reading, in Inghilterra, che ha fatto da apripista ad esperimenti pionieristici che fondono biologia e computer.

Il ricercatore, ovviamente, lo ha fatto solo per scopi scientifici: contaminando nel 2009 un chip a radiofrequenza con un virus per computer, se l' è fatto impiantare direttamente nella mano.

E il risultato, appunto, è stato che il virus si è propagato. Il chip, collegato ai sistemi elettronici di lettura installati alle porte della struttura universitaria, gli ha permesso inoltre di oltrepassare automaticamente le porte di sicurezza, ma anche di sbloccare il suo cellulare.

E come prevede la tecnologia Rfid, impiantata sugli animali, è stato anche possibile identificare il luogo in cui si trovava lo scienziato e tracciare il suo percorso. Tuttavia, con il chip manipolato Gasson è stato però anche in grado di infettare i dispositivi di lettura. “Il chip contaminato ha infettato il sistema principale col quale comunicava- ha spiegato- Se altri apparecchi fossero stati collegati con il sistema, il virus si sarebbe trasferito pure lì”.

Il britannico, grazie al suo test, ha dunque dimostrato come, anche all'interno dell'organismo umano, se un dispositivo è contaminato da virus, questo è in grado di propagarsi agli altri dispositivi con cui entra in contatto attraverso il corpo umano. Da qui il monito: “Dispositivi medici avanzati come pacemaker o impianti cocleari possono essere vulnerabili ad attacchi di hacker”.

Visto che, "sebbene sia eccitante essere la prima persona a essere infettato da un virus informatico in questo modo- ha osservato ancora Gasson- ho trovato non molto piacevole questa esperienza estrema”.

Secondo l'esperto di cibernetica, infatti, è “necessario riconoscere che il nostro prossimo passo evolutivo potrebbe convergere verso scenari in cui l'impianto diventi una necessità di vita per la connessione tra noi e il mondo che ci circonda, ma dobbiamo essere consapevoli delle nuove minacce che questo passaggio comporta".

I risultati dell'esperimento verranno resi noti a inizio giugno in Australia, in occasione della International Symposium on Technology and Society (Ieee).

Augusto Rubei

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