Il riscaldamento globale blocca la crescita delle specie artiche

Contrariamente a quanto si pensava, il censimento degli animali artici ha registrato un positivo aumento negli ultimi decenni. La prima analisi è conservata in un database di 40 anni fa e rivela che le specie artiche sono cresciute del 16% dal 1970 al 2004.

 

L'Arctic Species Trend Index, un indice che monitora le specie che popolano l'Artico, si occupa del 35% di tutti gli animali vertebrati della regione artica. L' analisi, condotta da Louise McRae allo Zoological Society di Londra, rivela come numerosi mammiferi abbiano beneficiato del divieto di caccia in queste zone.
 
Solo per fare un esempio: la popolazione di balene ha registrato un aumento del 3% annuale negli ultimi 30 anni. Un dato molto significativo se si pensa che le balene erano una delle specie in pericolo di estinzione e per cui Greenpeace, spesso, è scesa in difesa.

 

 

Ma questo trend positivo, purtroppo, ha conosciuto recentemente dei dati negativi. Il riscaldamento delle acque nello Stretto di Bering ha aumentato la crescita del Pollock d’Alaska (la specie di pesce più abbondante nel Mare di Bering, comprendente il 60% della biomassa totale) solo nel periodo 1970-2003, grazie all'aumento di plancton nelle acque. Ma oggi i numeri parlano chiaro e il trend positivo ha subito una forte battuta d'arresto.

 

Come il pesce pollock, sarebbe in pericolo anche 'l'oca colombaccio panciascura Branta bernicla' (Dark-bellied Brent Goose), tipica per il suo piumaggio scuro che si riproduce in Siberia e migra attraverso Finlandia, Svezia, il Baltico e il Mare del Nord.

 

Non è difficile trovare la causa di questa inversione di tendenza degli ultimi anni. Gli studiosi ritengono che il brusco rallentamento nella crescita delle specie animali sia collegato al cambiamento climatico.

 
Federica Vitale

 
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