Fra non molto preverremo l'influenza col vaccino universale?

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Forse tra non molto potremmo vaccinarci una volta per tutte contro l’influenza, l’odioso virus che ci viene a trovare ogni anno, regalandoci febbre alta, tosse, raffreddore e dolori alle ossa. Lo affermano i ricercatori del Mt. Sinai School of Medicine (New York City, USA), grazie ai quali esiste oggi un vaccino influenzale che rappresenta un potenziale passo verso quello universale. I risultati sono stati pubblicati su mBio, rivista internazionale edita dall’American Society of Microbiology.

Di virus influenzali ne esistono moltissimi e i vaccini disponibili attualmente sono efficaci solo per un numero estremamente esiguo. Così, ogni anno, il vaccino dell’anno precedente non ha effetto sull’influenza dell’anno in corso, e i ricercatori devono riformularlo. “Abbiamo ottenuto un vaccino che dovrebbe proteggere da diversi ceppi di virus influenzale”, dichiara Peter Palese, coautore del lavoro.  

Il vaccino è costruito sull’HA, l’ematoglutinina, ovvero la proteina che si trova sulla superficie del virus influenzale, responsabile del legame con la cellula ospite e dunque dell’infezione. È così chiamata perché in grado, in vitro, di aggregare i globuli rossi (emazie). Esistono molti tipi di HA (almeno 16), da cui l’estrema varietà di specie virali causa dell’influenza.

Ma non è questo l’unico fattore che genera la difficoltà di immunizzazione perenne: è noto infatti che, per esempio nel sottotipo 5, siano possibili mutazioni tali da generare un numero elevatissimo di altri virus, rendendo i vaccini stagionali praticamente specifici per un solo ceppo di questi.

I ricercatori hanno dunque formulato un vaccino nel quale l’HA non ha la testa globulare, generando in tal modo un sistema immunizzante più “generico”. I risultati hanno mostrato che i topi immunizzati in questo modo erano in possesso di una protezione più robusta di quelli a cui era stato somministrato il vaccino classico, cioè con l’HA intatto. “I nostri risultati suggeriscono che la risposta immunitaria indotta dall’HA privo della testa globulare è forte abbastanza da garantire ulteriori sviluppi fino all’ottenimento del vero vaccino universale”, ribadisce ancora Palese.  

La mente degli scienziati collega subito questa scoperta a molte altre malattie che presentano lo stesso problema o problemi analoghi. È noto infatti, solo per citare il caso forse più estremo, l’AIDS, che non sia disponibile un vaccino efficace a causa dell’estrema mutabilità del virus HIV, causa dell’infezione.

Analogo discorso si può fare per lo pneumococco, così come per i batteri resistenti agli antibiotici. Come scrivono Antonio Cassone, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, e Rino Rappuoli, del Dipartimento di Vaccini e Diagnostica della Novartis a Siena, a commento dell’articolo di Palese, “recentemente la ricerca sta dimostrando come sia possibile immunizzarsi da tutti i virus influenzali di tipo A, e persino da quelli filogeneticamente più distanti, usando tratti di virus altamente conservati, e questo sta modificando il nostro approccio al problema”.

La ricerca scientifica sta dunque puntando verso le componenti virali generanti risposta immunitaria conservate nei vari sottotipi e mutazioni, quindi i “tratti comuni”, affinchè il vaccino così costruito non veda le differenza tra le varianti, e la risposta immunitaria così generata sia efficace per un ampio spettro di queste.  

La notizia è di estrema importanza per la ricerca medica perché accende grandi speranze nella cura di molte malattie, ma gli esperti invitano alla calma, sottolineando, nello stesso commento all’articolo, che “attualmente la tecnologia e le conoscenze scientifiche restringono il campo a specie e gruppi di agenti patogeni strettamente connessi”. Un passo dunque, significativo, ma un passo, ancora lontano dalla meta definitiva. La cosa importante resta comunque la direzione, che sembra proprio quella giusta.

Roberta De Carolis

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