Prendere poco sole ma spesso protegge dal tumore

Prendere poco sole ma tutti i giorni protegge dal melanoma. Ad annunciarlo, Torello Lotti, presidente della Sidesmat (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), a margine del congresso della società scientifica in corso a Rimini fino al 22 maggio.

Secondo alcuni studi, infatti, 15-20 minuti al sole ogni giorno riducono del 17% l'incidenza dei tumori e del 9% la mortalità. Questo perchè aumentano la sintesi di vitamina D nell'organismo fino a 40 microgrammi.

"Non è consigliabile esagerare con la fotoprotezione- spiega Lotti- se all'uso delle creme solari, indispensabile per proteggere la pelle dai raggi, si aggiunge un consumo elevato di alimenti antiossidanti come cioccolato, vino rosso e tè nero si potrebbe paradossalmente arrivare a una protezione tanto consistente da compromettere una corretta sintesi di vitamina D".



Il ricercatore, dunque, ricorda come "le creme sono molto efficaci, anche se limitatamente alle aree di applicazione, e gli alimenti hanno effetti fotoprotettivi più modesti ma che riguardano tutto l'organismo: un eccesso di queste due fonti di protezione potrebbe rivelarsi negativo per assicurarsi ogni giorno la quantità di vitamina D utile a contrastare la cancerogenesi".

Inoltre, anche bassi livelli di fotoesposizione di tipo occasionale, soprattutto se associati a una storia di ustioni, aumentano il pericolo di melanoma, mentre la probabilità decresce incrementando una fotoesposizione regolare, controllata e senza ustioni.

"Le persone con una storia di esposizione solare cronica, soprattutto di tipo occupazionale- avverte l'esperto- svilupperebbero pertanto una sorta di 'indurimento o hardening' generalizzato della pelle, un fenomeno che manterrebbe il sistema immunitario e di riparazione del Dna in uno stato di stretta sorveglianza e iperattivazione". In pratica, "se una cellula muta in senso neoplastico- precisa ancora Lotti- è più probabile che venga riparata o eliminata senza lasciare che si sviluppi il tumore".

Augusto Rubei

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