Il cervello fiuta la truffa

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Cadere vittima di un imbroglio? Può succedere. Ma solo quando non usiamo la testa. Il nostro cervello, infatti, riconosce i truffatori. Basta aver sentore di truffa per far diventare il nostro intelletto più vigile. Al contrario, l’assenza di sospetti rende nulla questa capacità.

A sostenerlo è Leda Cosmides, psicologa evolutiva dell’Università della California. Secondo le dichiarazioni che ha rilasciato al New Scientist, gli esseri umani hanno una predisposizione naturale a scovare gli imbrogli. I processi evolutivi hanno permesso al nostro cervello di acquisire specifiche competenze cognitive che permettono di identificare le persone inaffidabili. Una sorta di struttura specializzata nel riconoscere le relazioni scorrette negli scambi sociali.

L'ipotesi suggestiva della Cosmides e del suo team, è che nel cervello si sia evoluto un meccanismo di controllo, una sorta di campanello di allarme del tutto indipendente dalle altre abilità cognitive, che entra in azione quando vengono violate le regole degli scambi sociali, come accade nelle truffe e negli imbrogli. Un’abilità favorita dall’evoluzione che non ha minato le relazioni sociali. La capacità di riconoscere un imbroglio, infatti, continuano i ricercatori, costituisce una base indispensabile per gli scambi sociali e per le altre forme di cooperazione umana.

Per verificare questa tesi, il team di psicologi ha somministrato un test chiedendo ad un gruppo di volontari di improvvisarsi supervisori di impiegati scolastici alle prese con le domande di ammissione dei futuri studenti. Ai volontari è stato detto che metà degli impiegati avevano figli a loro volta “in corsa” per l’ammissione e che quindi avevano un motivo per imbrogliare nel loro lavoro. I supervisori dovevano scovare eventuali errori degli addetti: ebbene nel 68% dei casi hanno notato gli errori commessi dagli impiegati con figli (che avrebbero avuto motivo per imbrogliare), solo nel 27% dei controlli eseguiti sugli altri impiegati.

E’ bastato innescare il dubbio di un possibile imbroglio da parte degli impiegati con i figli per spingere i supervisori a stare maggiormente attenti nella correzione delle loro schede, non scorgendo, per distrazione, gli errori nelle schede degli altri partecipanti.

Gerarda Lomonaco



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