L'algoritmo che ascolta le note e le trasforma in spartito

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Dilettarsi con la musica producendo spartiti orecchiabili sarà più facile d’ora in poi. E’ il traguardo raggiunto da un team di Ingegneri in Telecomunicazioni dell’Università di Jaen, in Spagna, lodevole d’aver creato un software che identifica le note musicali e le utilizza per “arrangiare” spartiti. Il tutto indipendentemente dalle condizioni dello studio di registrazione, dal musicista, il genere musicale o il tipo di strumento usato. Come tutto questo sia possibile è stato spiegato recentemente nell’IEEE Transactions on Audio, Speech, and Language Processing, un documento esaustivo che illustra come una sorta di “dizionario armonico” ed un particolare algoritmo (il cosiddetto 'Matching Pursuit') possano insieme consentire la rielaborazione di melodie sulla base di “pattern armonici”.

L’armonicità, notoriamente, corrisponde all’energia prodotta da una nota, al modo in cui essa si distribuisce lungo una frequenza; il che supportato dall’algoritmo consente l’individuazione di spettri del suono considerabili come “pattern”, e con l’aiuto ulteriore del dizionario mette il software in condizioni di assistere il musicista all’opera con arrangiamenti la cui qualità musicale effettivamente non è nota, almeno per adesso.

Di fatto il sistema, dato un file WAV (ovvero il formato in cui il suono è convertito), produce trascrizioni MIDI dai molteplici utilizzi, ovvero protocolli di comunicazione del suono che consentono la visualizzazione dello spartito e l’ ascolto del risultato.

Uno strumento quindi prezioso per la registrazione di composizioni, la separazione di fonti audio, la codifica o la conversione di file.

“Un altro degli elementi interessanti di questo metodo”, ha spiegato Julio José Carabias, coautore della pubblicazione e ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria delle Telecomunicazioni dell’Univerità di Jean, “sta nella possibilità di essere utilizzato anche senza la fase di “training a priori” con un database musicale”.

Il tutto funziona, con un limite: il software può accompagnare un solo strumento per volta. E i ricercatori, sull’onda dell’entusiasmo per i risultati fin qui conseguiti, si dicono già all’opera per superarlo.

Annalisa Di Branco



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