La pelle dei robot

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Le bellezza non deve essere sottovalutata, neanche per un robot. La pelle, ad esempio, oltre ad essere una credenziale per fare in modo che un umanoide possa essere socialmente accettato, ha anche un'utilità pratica: impedisce infatti che tal macchine possano ferire accidentalmente chi ne viene a contatto.

Per questo, un team di ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova invierà ai laboratori di tutta Europa i primi pezzi di pelle sensibile al tatto, progettata per il loro nuovo robot, l' iCub, il bambino robot. L'IIT, insieme ai suoi partner, ha dunque sviluppato una "pelle" con sensori di pressione flessibili, in grado di mettere in contatto i robot con le persone.

Giorgio Metta, ricercatore dell'IIT spiega: "Skin è stata una delle più grandi tecnologie mancanti per i robot umanoidi", L'obiettivo, secondo lo studioso, era quello far interagire i robot con le persone. Ma ciò sarebbe stato possibile solo se anche il robot fosse stato pienamente consapevole di ciò che i suoi arti potevano sentire.

Ma l'esperimento non è stato semplice. Secondo Metta la pelle "deve essere flessibile, in grado di coprire una grande superficie ed essere in grado di rilevare anche tocchi di luce su quella superficie. Tuttavia - aggiunge - Molti di questi fattori di conflitto tra di loro".

Anche all'Università di Osaka in Giappone si lavora per mettere a punto una pelle sensibile da impiantare nei robot. I primi esempi costruiti, come il robot CB2, aveva poche centinaia di sensori in pelle di silicone. "Ma ora stanno emergendo molti metodi di rilevamento" ha spiegato Richard Walker della Shadow Robot, di Londra.

Tornando alla "pelle" dell'IIT, essa è costituita da triangoli, delle schede di circuiti stampati flessibili che agiscono come sensori, e coprono gran parte del corpo della fotocamera "iCubMovie's". Ogni triangolo è lungo 3 centimetri per lato e contiene 12 contatti in rame capacitivo. Uno strato di gomma di silicone agisce come un distanziale tra queste tavole e uno strato esterno di Lycra che porta un contatto metallo sopra ogni contatto in rame.

Tale particolare disposizione crea 12 "pixel tattili" - o taxels - da rilevare per ogni triangolo. "Ogni taxel, spiega Metta, è anche costellato di sensori di temperatura".

Dovremo però aspettare il mese di maggio per il rilascio definitivo di questo tipo di pelle.

Francesca Mancuso



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