Pre-morte: può spiegarla il biossido di carbonio?

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Le esperienze di pre-morte intorno cui ruotano le più trascendentali teorie sull’aldilà potrebbero avere una spiegazione scientifica più che mistica: l’aumento di anidride carbonica nel sangue. Lo sostiene un team di scienziati dell’Università di Maribor, in Slovenia, in base ad uno studio condotto recentemente su un campione di 52 pazienti reduci da un arresto cardiaco. La notizia è apparsa qualche settimana fa sulla rivista di settore Critical Care.

Undici casi tra quelli in esame (età media 53 anni, prevalentemente uomini) sostengono di aver sperimentato la cosiddetta pre-morte: si tratta di un’esperienza che coinvolge dall’11 al 22% dei sopravvissuti all’infarto ed è caratterizzata da episodi percepiti come la visione di luci in fondo a un tunnel, l’incontro coi propri cari defunti, una sensazione di gioia e pace divine.

 

Nessuna correlazione tra i pazienti: non in termini di sesso, educazione e livello di istruzione, credenze religiose o paura della morte; nessuna incidenza neppure in termini di farmaci somministrati durante la rianimazione o i tempi di recupero.

L’unico elemento comune sembrerebbe quindi essere l’aumento di biossido di carbonio nel corso di questa esperienza, meglio nota come NDE (Near Death Experience); La Co2 è già di norma presente nel corpo, fungendo da aiuto per regolare il flusso sanguigno.

Durante l’arresto cardiaco il livello di Co2 generalmente subisce un crollo che però non si verifica in un esiguo numero di casi: quelli appunto delle NDEs, per i quali è stato registrato un comportamento della Co2 del tutto opposto e capace di spiegare l’avventura “mistica” vissuta dai pazienti.

Non è effettivamente una novità che simili esperienze possano essere in qualche modo anche “indotte” tramite l’inalazione di anidride carbonica: diverse ricerche dimostrano che l’aumento significativo di gas nel sangue è in grado di produrre allucinazioni o sensazioni simili all’abbandono del proprio corpo.

Alcune persone hanno addirittura riferito di aver vissuto esperienze simili in alta quota, dove c'è meno ossigeno nell'aria e i livelli di biossido di carbonio sono più elevati.

Resta però il fatto che il recente studio “aggiunge nuove importanti informazioni nel campo dell’esperienza pre-morte”, ha commentato Zalika Klemenc-Ketis, a capo del progetto sloveno “Ecco perchè merita di essere approfondito tramite un campione più ampio di persone”.

Coloro che credono nell’anticipazione del Paradiso tramite un’esperienza paranormale sono dunque in errore. Nel Paradiso in sé e per sé, comunque, sono ancora liberi di credere...

Annalisa Di Branco



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