A spasso con le Nane Bianche

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Da qualche parte, lassù nel cielo, c'è una coppia di nane bianche che ruotano l’una attorno all’altra ad una velocità a dir poco incredibile.

 

Il sistema binario, noto come HM Cancri, era stato scoperto nel 1999 dalla sonda ROSAT. Questo sistema consiste di due nane bianche, ossia stelle in fase di raffreddamento e quindi a graduale diminuzione di luminosità e considerate l'ultima fase evolutiva delle stelle di massa piccola o medio/piccola.

Solo oggi, avvalendosi del più grande telescopio ottico del mondo, presso il M. W. Keck Observatory nelle Hawaii, gli astronomi sono riusciti a misurare la velocità di rotazione del sistema che è pari a 310 miglia al secondo (500 km/sec).

E' grazie al Keck Observatory che gli astronomi hanno potuto identificare il più piccolo e il più veloce tra tutti i sistemi solari mai osservati finora. Già nel 2001, i dati in banda X avevano suggerito come le due stelle orbitassero una attorno all’altra con un periodo assai breve: 18 miglia al secondo. Praticamente per compiere un’orbita, le due stelle impiegano 5,4 minuti.

La conferma sperimentale ha dovuto attendere però diversi anni: il team ha tentato di acquisire misure molto precise di velocità dal 2005, ma la conferma si è potuta avere, finalmente, solo poco tempo fa. La causa di questi ritardi sono stati in parte dovuti al cattivo tempo. Il team di ricercatori, coordinato da Gijs Roelofs, ha scoperto che, in accordo con il moto orbitale delle due stelle, le linee spettrali del sistema si muovono periodicamente dal blu al rosso e viceversa, seguendo il ben noto effetto Doppler.

“Quando sono arrivati i primi dati dal telescopio del Keck, e la nostra veloce analisi ha mostrato lo spostamento periodico delle linee spettrali, sapevamo che ci eravamo riusciti. Dopo più di dieci anni dalla scoperta, finalmente avevamo decifrato la natura di HM Cancri”, ha detto Arne Rau, del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (Germania), uno dei ricercatori che ha condotto le osservazioni al Keck Observatory.

I risultati di questa eccellente scoperta sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Astrophysical Journal Letters.

Federica Vitale



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