Il cane robot per i non vedenti

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Sul marciapiede si fa largo tra la folla. Se c'è un gradino si blocca da solo. Se la prossima fermata metro è un po' distante, “fiuta” la strada più comoda e sicura. Eppoi entra nei negozi, attraversa sulle strisce pedonali e, volendo, sale anche sulle scale mobili o sul treno. E' il cane robot che guida i non vedenti, o meglio, “l'accompagnatore elettronico” messo a punto da Yoav Copelan e Yoad Fried, due diciassettenni brufolosi con gli occhiali, che da un anno e mezzo lavoravano al progetto nell'estroso e incasinato garage del papi.

Si tratta dell'ultimo cucciolo della generazione dei Fido-robot, e fra due settimane sarà presentato al Museo della scienza gerosolimitano, in apertura dell’edizione 2010 della Conferenza dei giovani inventori israeliani.

Certo, il “nuovo amico” non abbaia, non scodinzola, e tanto meno è così bello da saltargli addosso e coccolarlo come un peluche. Ma dimenticatevi croccantini e accurate diete. La pappa è praticamente inesauribile: il cane robot s’alimenta a energia solare e si ricarica da solo.

Tuttavia, il progetto di Yoav e Yoad non ha ancora un nome e “Yoa”, al momento, sembra essere quello più probabile. Va ancora sulle ruote, perché “per montargli le zampe meccaniche, come quello che l’esercito americano ha fabbricato per andare in Afghanistan, ci serve ancora un po’ di tempo”, spiegano i due piccoli inventori.

SISTEMA GPS E I SENSORI DEI SUV

Il cucciolo elettronico nasce dall’assemblaggio di varie tecnologie. Gli autori sono ricorsi a un sistema GPS collegato alla rete dei cellulari, più una serie di sensori simili a quelli montati sui Suv per la retromarcia. Il guinzaglio, invece, è un piccolo pannello di controllo che riceve e legge le indicazioni in braille.

L'INTERESSE DI INTEL

“Crediamo- dicono Yoav e Yoad- che la nostra invenzione possa aiutare molta gente ad avere una qualità di vita più decente”. E non sono i soli a crederlo. Perché il cane robot avrebbe già trovato un aspirante padrone: la multinazionale Intel, che sponsorizza la conferenza degli inventori e pare sia interessata all’acquisto del brevetto. “Non ne sappiamo nulla”, smentiscono i due israeliani. “La nostra speranza è che, a comprare la nostra macchina, sia un imprenditore coi mezzi sufficienti per migliorare il nostro lavoro”.

Augusto Rubei



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