Chi sfamerà 9 miliardi di persone? Uno sguardo alla biotecnologia

mappa_fame_nel_mondo

La fame nel mondo è già un grosso problema sociale e umano, ora che la Terra conta circa 6 miliardi di persone. Che ci sia una mal distribuzione delle ricchezze è un fatto oggettivo ma altrettanto oggettivo è che le risorse del nostro pianeta non sono infinite, e le cose peggioreranno sopratutto se si verificherà la previsione secondo la quale nel 2030 saremo in 9 miliardi ad abitare questa piccola parte di Universo.

 

Una grossa sfida per l’agricoltura si profila dunque aperta, come sostengono Hill and Larry Branen, studiosi dell’alimentazione dell’Università di Idaho (USA). Per discutere questo problema gli scienziati hanno organizzato il 17 Febbraio un simposio presso la loro Università, durante il meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science. Tematica del simposio: “Le strade con cui la biotecnologia potrebbe aiutare l’umanità a soddisfare la crescente richiesta di cibo, fornendo alimentazione sana basata su prodotti animali”.

Sono continue fonti di dibattito ormai da diversi anni le tematiche legate agli OGM e alle tecniche di ingegneria genetica in generale, quali sono i limiti accettati, quali sono i pro e i contro di una manipolazione così profonda della vita, seppur non umana, e a quali conseguenze potrebbe portare. “La natura vince sempre”, diceva qualcuno, eppure non sembra sia così. L’uomo, parte della natura, interviene costantemente su di essa, la manipola, spesso con successo. Forse cosa sia la natura e cosa sia più naturale non sono domande a cui possiamo rispondere, d’altronde anche allungare la vita con i farmaci è una cosa non naturale, ma nessuno vede questo come una manipolazione. Pertanto, ad di là dei dibattiti etici, quel che resta sensato discutere è cosa queste manipolazioni ci porteranno.

“Un questione chiave è se la Terra può continuare a fornire cibo senza supporto tecnologico. La storia della civilizzazione e dell’agricoltura degli ultimi 10.000 anni suggerisce il contrario”, afferma Hill. E così nanoparticelle che colpiscono geni, animali geneticamente modificati (al pari delle piante), metodi avanzati della biologia sintetica per generare nuovi geni e cromosomi forse potrebbero aiutare a soddisfare le richieste di cibo. E questa è la scienza di laboratorio.

Accanto a tutto ciò c’è la parte comunicativa della scienza, proprio perché queste tecnologie incontrano e si scontrano con l’opinione pubblica. Susanna Priest, professore all’Università del Nevada (Los Angeles, USA), relatore al simposio, ha ribadito l’importanza del dialogo tra scienza e opinione pubblica su queste tematiche. “Io penso sia essenziale, perché abbiamo molte tecniche a disposizione, che però non possiamo usare perché non abbiamo l’approvazione dei consumatori. L’irradiazione dei cibi (tecnica mediante la quale i cibi vengono sottoposti a radiazioni ionizzanti in grado eliminare molti microorganismi patogeni, n.d.r.) è una tecnica disponibile da 50 anni, ma non possiamo utilizzarla su larga scala, perché c’è ancora paura e mancanza di comprensione”, ha affermato Susanna. Le sue parole riecheggiano nelle affermazioni di Hill Branen, che l’ha sostenuta sottolineando l’importanza di guardare agli aspetti sociali e politici di questa problematica, allo stesso livello di come ci si concentra sulla parte scientifica.

Non siamo dunque di fronte ad un puro problema scientifico. Alla domanda “Potrà la biotecnologia aiutare la natura a sfamare le sue creature?” non possiamo rispondere solo elencando le tecnologie attualmente disponibili e fare previsioni basate sui progressi della scienza. Gli aspetti da considerare sono molteplici, dall’impatto sociale e politico, alle implicazioni etiche e ai rapporti con l’opinione pubblica. Forse la strada è ancora lunga ma se troveremo un modo condiviso di percorrerla non arriveremo impreparati al 2030.

Roberta De Carolis



{jumi}
<script type="text/javascript" src="http://static.ak.connect.facebook.com/js/api_lib/v0.4/FeatureLoader.js.php/it_IT"></script><script type="text/javascript">FB.init("bbf12bf298fad8318986cd1a298d1aa3");</script><fb:fan profile_id="232393981484" stream="0" connections="22" logobar="1" width="618"></fb:fan><div style="font-size:8px; padding-left:10px"></div>
{/jumi}

 

Pin It

Cerca