Paura: un brivido lungo la schiena

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Paranormal Activity non ha ottenuto solo ottimi risultati al botteghino ma ha conquistato anche il record di chiamate al 118 per un film. Scopri perché ci piace così tanto avere paura.

 

Che cos'è la paura?

La paura è una reazione a catena che viene innescata a livello del sistema nervoso. Nasce con uno stimolo - come la vista di un serpente o qualcuno che ti punta contro un'arma - e termina con il rilascio di sostanze chimiche che preparano l'organismo a combattere o a fuggire.

 

Come funziona?

Ci sono due processi simultanei alla base della paura: uno breve e uno lungo. Sebbene moltissime aree cerebrali siano coinvolte nella 'creazione della paura' sono solo cinque di esse a svolgere i ruoli più importanti: il talamo, la corteccia, l'amigdala, l'ipotalamo e l'ippocampo.

 

'Prima sparo, poi mi faccio domande'

Il processo breve è reattivo e mira solo all'autoconservazione del soggetto. Funziona così: il talamo riceve dati dagli organi sensoriali e li smista inviandoli a chi di competenza. Quando il talamo riceve uno stimolo e non sa determinare con chiarezza se si tratta di un segnale di pericolo o meno invia la sua segnalazione all'amigdala che determina la possibile minaccia e comunica all'ipotalamo di iniziare la reazione 'combatti o fuggi'.

Sono veramente in pericolo?

Il processo lungo è più 'portato alla riflessione'. Mentre il processo breve "spara e poi si fa domande", quello lungo considera tutte le possibilità.

Per illustrarlo torniamo quindi al talamo che deve smistare gli stimoli e inviarli a chi di competenza. Questo, oltre ad avviare il processo di difesa, deve prendere in considerazione anche l'ipotesi che lo stimolo ricevuto potrebbe non essere un segnale di pericolo. Per tale ragione, il talamo invia una segnalazione alla corteccia cerebrale che elabora il significato dello stimolo e poi passa il testimone all'ippocampo per la contestualizzazione.

 

Una questione di contesti

La contestualizzazione è molto importante: un asciugacapelli è innocuo se staccato dalla presa e riposto in un cassetto ma le cose cambiano se sta per essere gettato acceso nella vasca da bagno dove ti stai lavando.

Nell'ippocampo sono conservate tutte le memorie consce e grazie ad esso è possibile stabilire se quanto percepiamo è un pericolo reale o meno. Nel caso in cui ci troviamo di fronte a una minaccia reale, l'ippocampo comunica con l'amigdala e non dà alcun contrordine circa la reazione 'combatti o fuggi' innescata dall'ipotalamo nel processo breve.


'Combatti o fuggi': come funziona?

Per produrre la reazione "combatti o fuggi" , l'ipotalamo avvia due sistemi: il sistema nervoso simpatico e il sistema adrenocorticale. Il primo usa i nervi per avviare le reazioni del corpo, il secondo il flusso sanguigno.

Il risultato è che le reazioni diventano più veloci, cresce la pressione sanguigna e aumenta la frequenza del battito cardiaco. I muscoli sono pronti ad agire e veniamo catapultati in uno stato di allerta. Le pupille si dilatano. Le vene della pelle si riducono per consentire un maggior afflusso di sangue ai principali gruppi muscolari (e da qui i brividi) e tutti i muscoli si tendono ( e da qui capelli dritti e pelle d'oca).

 

La paura come alleato

E' proprio grazie alle reazioni innescate dalla paura che l'uomo è riuscito a sopravvivere nel corso dei secoli. Senza paura il nostro corpo non sarebbe pronto a fronteggiare una situazione di pericolo in modo appropriato. Si tratta di un istinto che tutti gli animali hanno.

Non sono i topi coraggiosi a non avere paura dei gatti ma quelli con l'amigdala danneggiata.

Laura Nuti

{jumi}
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