Il navigatore che ci troverà parcheggio

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Al nascere del navigatore GPS, in molti non avevano capito fino in fondo le potenzialità dello stumento: quegli stessi molti che oggi lo ritengono un dispositivo indispensabile, o quasi. Al nascere di della tecnologia di cui stiamo per parlare, siamo però sicuri che non ci saranno altrettanti detrattori. I ricercatori della Rutgers University del New Jersey hanno ideato un GPS che guida l’automobilista alla ricerca dei parcheggi disponibili.

Il team di ingegneri, capeggiati da Marco Gruteser e Wade Trappe, ha creato un algoritmo capace combinare sensori ad ultrasuoni e GPS. Il calcolo informerà quindi in tempo reale quali parcheggi sono liberi. Il sistema, in fase di sviluppo, funziona combinando i sensori piazzati su mezzi in movimento o su postazioni fisse con le coordinate GPS; le informazioni prodotte possono essere ditribuite su una serie di mappe digitali che viaggiano sul web e sono consultabili dal cellulare. Questo sistema di distribuzione sembra però già vecchio, visto che sarà possibile a breve ricevere informazioni dentro la propria auto, navigatore o altro display che sarà.

Nei test i sensori sono stati montati sulle portiere di 536 taxi che hanno girato per la New York rilevando le aeree libere. I dati sono stati trasmessi al server centrale tramite Wi-Fi.

Questa tecnologia a differenza di altre testate in altre città americane non è costosa: il sensore ad ultrasuoni ha un costo di circa 20 dollari, mentre il ricevitore Gps, costa circa 100 dollari. Cifre molto diverse a San Francisco, per esempio, dove sono stati sistemati 6.000 sensori in diverse aree parcheggio con un costo che ha sfiorato i 3 milioni di euro. Oltre ad esser molto costoso, questo sistema si è rilevato poco efficace, in quanto rileva aree delimitate. Il sistema studiato da Gruteser e Trappe, invece, oltre a ridurre notevolmente i costi, dovrebbe migliorare la ricerca del parcheggio in qualsiasi situazione.

La soluzione di un problema potrebbe risolverne anche un altro, quale quello degli ingorghi a Manhattan, dove il 45% del traffico è dovuto alle automobili che girano e rigirano alla ricerca di un parcheggio.

Gerarda Lomonaco

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