Addio lupo cattivo. La sua presenza nei parchi aiuta gli ecosistemi

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Ripopolare di lupi i parchi nazionali e le aree protette per ripristinare gli ecosistemi danneggiati. A lanciare l'iniziativa, tra l'altro già in atto in alcune zone, sono stati cinque ricercatori, guidati da Daniel S. Licht, del National Park Service.

Nel numero di febbario di BioScience gli esperti hanno spiegato l'importanza delle reintroduzione in questo tipo di habitat di piccole comunità di lupi. Ma vediamo perchè.

Per esempio, la presenza di lupi riduce la presenza di ungulati, ossia di animali con unghia e zoccoli solitamente erboivori, che per la loro conformazione fisica tendono a danneggiare la vegetazione. Di conseguenza, il loro "allontanamento" provoca la presenza di più biomassa vegetale e biodiversità.

Un controllo in tempo reale del cammino degli animali oggi è possibile grazie all'uso di tecnologie di posizionamento come il Gps, ma anche la chirurgia e la contraccezione possono aiutare a gestire la crescita delle popolazioni di lupi in un determinato luogo.

Ciò attenuerebbe le preoccupazioni delle persone che vi si trovano a contatto, abitando in prossimità di parchi. Niente depredazione di bestiame e selvaggina, dunque, e niente attacchi agli animali domestici, oltre che all'uomo. A tal proposito, Licht e il suo team propone anche di installare opportune recinzioni per delimitare il loro "territorio".

E poi, fondamentale è cambiare lo stereotipo che da sempre rende il lupo un animale cattivo. Da Cappuccetto Rosso a Dante, è sempre stato il più temibile. La fiera per eccellenza. Ma grazie a questa iniziativa, si potrebbe comprendere meglio l'importenza che questo animale riveste e favorirne un maggiore apprezzamento, che aiuterebbe anche una qualche forma di turismo.

Francesca Mancuso

 

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