Il cervello evoluto non sempre è più grande

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Cervello grande, grande intelligenza. Niente di più errato secondo alcuni studiosi di Cambridge e Durham.

 

Studiando l'Homo floresiensis, meglio conosciuto come "Hobbit", scoperto nell'isola indonesiana di Flores nel 2003, i ricercatori si sono chiesti se davvero la presenza di una grossa testa, un teschio in questo caso, fosse legato ad una altrettanto imponente massa cerebrale.

La squadra di studiosi, ha combinato il set di dati del cervello e della massa corporea con le misure da resti fossili. Hanno quindi utilizzato tre diversi metodi matematici per ricostruire i modelli di evoluzione del cervello attraverso l'albero "genealogico" della famiglia dei primati.

Ebbene, i risultati hanno dimostrato che mentre il cervello dei primati si è evoluto anche nelle dimensioni, lungo la maggior parte dei rami della famiglia, in lignaggi diversi è successo proprio cil contrario. Ad esempio, la grandezza del cervello si è ridotta durante l'evoluzione dei lemuri Mouse, uistitì e mangabeys, ma non nell'Homo Floresiensis. Cade così il presupposto comune sui primati evoluti che la tendenza del cervello è quella ad ingrandirsi col tempo.

Secondo Stephen Montgomery dell'Università di Cambridge: "La scoperta in discussione cambia la nostra comprensione dell'evoluzione umana e ha creato un ampio dibattito sul fatto che l'Homo floresiensis fosse una specie distinta oppure una persona ammalata".

E conclude: "Gran parte del dibattito sull'Homo floresiensis sulla genealogia dei primati è incentrata sulle loro piccole dimensioni del cervello. L'argomento sollevato ha riguardato il fatto che l'evoluzione di un piccolo cervello non si adatta con quello che sappiamo sull'evoluzione del cervello dei primati".

Francesca Mancuso

 

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