Lokomat, quando il fisioterapista è un avatar

Lokomat_avatar

Un fisioterapista virtuale, o meglio un avatar che ci aiuta nella riabilitazione dopo un incidente o un ictus. Non si tratta di un giochino della Wii, ma di un vero e propria sistema di riabilitazione delle fuzionalità muscolari. È già operativo a Padova, all'Istituto scientifico di Montescano della Fondazione Maugeri e il suo nome è Lokomat. La novità di questa complessa tecnologia consiste nel fatto che il paziente, durante la terapia, può vedere la propria immagine virtuale su uno schermo al plasma collegato ad un tapis roulant e osservare, così nei minimi dettagli i propri movimenti in modo da poter svolgere esercizi di riabilitazione molto più efficaci e precisi. Infatti, il motore grafico in 3D, di cui è dotato Lokomat, proietta immagini in tempo reale e con estrema precisione.

Non è di certo il primo caso in cui robotica e medicina camminano a braccetto. Come ha confermato il dottor Roberto Casale, responsabile dallo staff della Divisione di Riabilitazione Neuromotoria III dove si stanno esplorando le potenzialità del Lokomat, "la precisione del Lokomat nell'evocare un movimento continuo ed esatto è difficilmente attuabile con le strategie riabilitative comuni." E ne spiega il funzionamento: “Il cervello del Lokomat è rappresentato da un computer che, sulla base dei parametri motori del paziente inseriti dagli operatori, imposta e guida l'attività riabilitativa. Una imbracatura consente di supportare il peso dei pazienti non più in grado di sostenersi, mentre un esoscheletro applicato agli arti inferiori e guidato dal computer fa camminare il paziente su un tapis roulant, con parametri di velocità, lunghezza e carico del passo regolabili"

Va da sè che ogni paziente ha bisogno di un tipo di assistenza diversa, particolare di cui il Lokomat ha fatto il proprio punto di forza. Anche i pazienti non deambulanti potranno così avere un'assistenza e un aiuto appropriati.

Grazie alla precisione con cui riproduce i movimenti, il Lokomat è utile anche per gli atleti, non solo nella fase di recupero ma anche, come spiega il dottor Casale "in patologie dove è il dolore a generare e mantenere un'alterazione del comportamento motorio".

Francesca Mancuso

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