Il futuro è messo in pericolo dalla troppa informazione

overload information

"Le informazioni sono potenzialmente estremamente pericolose. Gli effetti che derivano dal sapere possono essere molto gravi'". Ad affermarlo non è né un  pezzo grosso della mafia né un inquisitore oscurantista, bensì il filosofo Nick Bostrom direttore del Future of Humanity Institute dell'Università di Oxford.

Sappiamo troppo?

Secondo lo studioso, nella società dell'informazione il pericolo più grande per l'umanità è proprio il sapere. Affermazione scioccante che va contro le convinzioni della maggior parte di noi se non contro la nostra stessa evoluzione. Dalle triremi alle macchine a vapore, dal primo arco con le frecce alla polvere da sparo, gli umani hanno sempre cercato nuove informazioni e grazie a questo atteggiamento hanno evitato l'estinzione e hanno conquistato la prosperità e il benessere.

Sapere è potere

Come scrisse il filosofo Francis Bacon nel XVII secolo 'sapere è potere' e in quanto tale può essere usato bene o male. La domanda che si pone Bostrom è: 'Il boom di informazioni disponibili- soprattutto grazie a Internet- comporta pericoli che non sono stati presi in considerazione?' Bostrom è sicuro di sì e offre in un articolo pubblicato sulla rivista New Scientist un esempio di pericolo d'informazione: quello del virus influenzale che si diffuse nel mondo nel 1918 causando la morte di più di 50 milioni di persone.

Al momento, il genoma di questo virus è a disposizione di tutti sul database online di Gen Bank e, chiunque disponga dell'attrezzatura necessaria, può ricostruirlo. Più semplice di una bomba atomica e di gran lunga più devastante.

Non solo biotecnologie

Il 'pericolo d'informazione' si fa sentire anche nel campo delle assicurazioni sanitarie. Bostrom afferma che 'Il mercato assicurativo funziona solo se né la compagnia assicurativa né gli assicurati possono sapere con certezza se avranno o meno bisogno dell'assicurazione'. Lo scan del genoma offerto oggi da molte compagnie, dà a chiunque la possibilità di scoprire di cosa potrebbe morire con maggiore probabilità in futuro e scuote così le fondamenta del sistema assicurativo.

La censura non è una soluzione

Ian Pearson, futurologo presso Futurizon Consultancy in Svizzera, vede problemi come questo pressoché inevitabili in un futuro non troppo lontano, ma non vede nella segretezza, nella censura né tanto meno  nel porre limiti alla ricerca scientifica possibili soluzioni al 'Pericolo d'Informazione'. Appare ancora più irrealistico agli occhi di Pearson sperare che individui che rifiutano la censura esterna si auto-censurino: gli essere umani hanno un'inclinazione naturale a soddisfare le loro curiosità.

'Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza'

Poca conoscenza è pericolosa ma poca consapevolezza del potere e dell'importanza della conoscenza stessa possono portare a pericoli di gran lunga superiori. 'Questa è un'area che ignoriamo a nostro rischio e pericolo' conclude Pearson.

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