Codex Alimentarius: rischi sul futuro della sicurezza alimentare

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Cosa succederebbe se l’organismo atto a controllare l’igienicità e la qualità dei prodotti alimentari favorisse, per la produzione e la conservazione dei cibi, l’uso di sostanze chimiche dannose per gli uomini? Avremmo un mondo dove le malattie la farebbero da padrone. Uno scenario apocalittico, che spero resti nell’immaginazione di un qualsiasi regista per la trama di un film.

L’organismo citato altro non è che la Codex Alimentarius Commission, la Commissione istituita nel 1963 dalla Fao e dall’Oms che tuttora la finanziano. Essa determina gli standard di sicurezza alimentare e le regole per il 97% della popolazione mondiale (è rappresentato da 181 paesi e tra i membri c'è anche la Commissione europea) preservando la corretta produzione e conservazione del cibo e la correttezza degli scambi internazionali.

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Strumento operativo della Commissione è il “Codex Alimentarius”: 237 norme alimentari e 41 codici d’uso in materia di igiene, nonché 3200 limiti massimi di residui per i pesticidi. Non vincolanti per gli Stati membri, le normative del Codex sono adottate, per il momento, in maniera parziale: ogni Paese ha proprie regole circa l’utilizzo degli additivi e la concentrazione massima permessa negli alimenti, ma entro il 2015, il codex alimentarius dovrà essere adottato da tutte le nazioni del mondo. In Italia molte delle norme contenute nel Codex Alimentarius verranno applicate attraverso il Codice agricolo nazionale che entrerà in vigore il prossimo febbraio.

La Commissione revisiona il codice una volta l’anno, avvalendosi di esperti scientifici e tecnici alimentari, rappresentanti di associazioni dei consumatori, dei produttori, dell’industria e del commercio (in Cina dal 15 al 19 marzo 2010 si terrà il prossimo incontro). Le direttive emanate vanno dalle caratteristiche che devono avere i cibi, alle regole per l'etichettatura, dalle norme igieniche ai livelli massimi consentiti per diversi contaminanti e additivi alimentari. E proprio su questi attecchisce lo spauracchio del terrore perché effettivamente le norme del Codex Aimentarius, consultabili sul sito della FAO ci si accorge di quanto queste siano permissive sull'utilizzo di prodotti chimici (reintegrando 7 sostanze messe al bando nel 2001 in 176 Paesi del mondo perché considerate cancerogene), sulle coltivazioni OGM e sugli ormoni della crescita prodotti dalla Monsanto con cui allevare i bovini.

Sulla rete sono diversi i forum e i siti di controinformazione che lanciano l’allarme sulle ingerenze che le lobby agroalimentari e l’industria chimica potrebbero avere sul Codex, spingendolo ad aumentare i livelli degli additivi negli alimenti. Lo stesso Codacons chiede di rivederne le norme.

Secondo l'associazione a tutela dei consumatori, il Codex, per la produzione e la commercializzazione di prodotti alimentari, autorizza l'utilizzo di sostanze chimiche che garantiscono la sicurezza sotto il profilo dell’igiene, ma non dice nulla sui possibili effetti collaterali e sul residuo potere nutrizionale degli alimenti trattati con queste sostanze. Che si tratti di allarmismi ingiustificati o di pericoli concreti è da accertare, ma le recenti norme che sono al vaglio della Commissione europee sull'innanzamento dei limiti di addittivi chimici degli alimenti o sugli OGM non fa dormire certo sonni tranquilli.

Per saperne di più leggi l'approfondimento sul Codex Alimentarius di greenMe.it

Gerarda Lomonaco

 

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